domenica 28 febbraio 2016



Palermo- Bologna  0 – 0

UN PUNTICINO DI SPERANZA!
Alla fine del turno pomeridiano dell’odierna giornata di campionato, si ha netta la sensazione che la salvezza del Palermo dipenda esclusivamente dalle altre squadre. Quasi la squadra rosanero non possa essere artefice del proprio destino.
 
Franco Vazquez
La partita, che si è svolta oggi al Renzo Barbera, ha visto protagoniste due squadre con stati d’animo completamente  diversi: l’una,
la squadra felsinea, autrice di una rinascita da quando in panchina è subentrato Roberto Donadoni, dopo un avvio di campionato disastroso con alla guida Delio Rossi, con il morale alle stelle anche a seguito del pareggio contro la Juventus della settimana scorsa; l’altra, il Palermo, reduce da una travagliata odissea che tutti conosciamo, con un via vai di allenatori  in panchina, che hanno ancor di più frastornato giocatori e ambiente, fino al ritorno alle origini con Mister Beppe Iachini a cercare di salvare il salvabile: la permanenza in serie A.
 E oggi in campo queste differenze si sono notate in maniera palese. Il Bologna ha giocato in scioltezza, dimostrando di accontentarsi di non perdere e rendendosi pericoloso sempre a seguito di svarioni dei rosa a centrocampo, il Palermo, timoroso di incappare nella terza sconfitta consecutiva in casa, ha cercato di imporre il proprio gioco, ma, con i limiti che lo frenano, ha dovuto accontentarsi della spartizione della posta per non compromettere ulteriormente la propria posizione in classifica. Le sconfitte subite dal Verona a Udine, del Genoa a Verona contro il Chievo e, principalmente, del Frosinone a Genova contro la Sampdoria, e anche il pareggio del Carpi in casa contro l’Atalanta, avvalorano la tesi che il destino della squadra isolana sia nelle mani delle altre squadre.  
Per la cronaca, i rosa sono scesi in campo con qualche novità rispetto all’ultima disastrosa prestazione contro la Roma: in porta l’esordiente Posavec, in sostituzione di Alastra; in difesa Vitiello, al posto di Struna, con Gonzalez e AndelKovic; a centrocampo Morganella, Hiljemark, Maresca, in sostituzione di Brugman, Chochev, anziché Jajalo, e Pezzella; in attacco Vazquez e Gilardino, nel classico 3-5-2 o, meglio, 3-5-1-1 tanto caro a Iachini.
Gli avvicendamenti operati dal tecnico hanno sicuramente apportato dei benefici: mentre sul lato destro Vitiello è apparso più attento dell’ultimo Struna, la presenza di Maresca ha portato un po’ d’ordine a centrocampo, anche se la manovra è apparsa sempre poco fluida e esageratamente lenta. Il portiere esordiente è sembrato attento e determinante in un paio di interventi, Hiljemark si è fatto apprezzare per il suo moto continuo, Pezzella, anche se è stato protagonista di qualche errore, continua a dimostrare personalità.
Ma, oltre agli ormai noti problemi legati a Chochev, alla ricerca di una posizione che dia benefici alla squadra, e a Morganella, ammirevole per la grinta e lo spirito di sacrificio, ma, dispiace sottolinearlo, carente per limiti tecnici, preoccupa e molto lo stato di forma di Vazquez, apparso sfiduciato e sconfortato anche per effetto del trattamento riservato dagli arbitri, che permettono troppi falli contro di lui. E se Vazquez non ritorna protagonista, sarà ancora più difficile raggiungere la salvezza.
Da sottolineare gli applausi del popolo rosa all’indirizzo di Franco Brienza al momento del suo ingresso in campo: e chissà quanti avranno pensato che in questa squadra lui un posto lo troverebbe di sicuro.

                                                                                                              Pietro D’Alessandro

mercoledì 24 febbraio 2016

mezzogiorno e mezzo di fuoco

Domenica alle 12 e 30 il Palermo è chiamato ad una prova di vitale importanza per il suo futuro. La partita con il Bologna deve, infatti, chiarire se la crisi di risultati e di gioco evidenziata nelle ultime prestazioni può in qualche modo essere tamponata, se non interrotta, dai frutti che il lavoro di Beppe Iachini può dare a quasi due settimane dal suo reintegro. Ormai tutti sperano nel miracolo che il mister, con la sua grinta ed il suo carisma, riesca a ottenere dalla squadra quei risultati che, a prescindere dal valore dei singoli giocatori, possano consentire di rimanere in serie A. Perché ormai la convinzione diffusa tra i tifosi e anche tra gli addetti ai lavori è che questa squadra non sia da serie A.

Senza cercare in questa sede i responsabili di tale situazione, ci sembra però giusto capire perché il Palermo, protagonista l’anno scorso di un campionato che tante soddisfazioni ha dato ai suoi tifosi, sia oggi sull’orlo di una retrocessione che fa paura a tutti.

Sicuramente ad inizio dell’attuale torneo, il Palermo era più debole dell’anno scorso. Innanzitutto la cessione di Dybala aveva privato la squadra del suo elemento di maggior talento. La rinuncia a Dybala aveva anche tolto all’altro argentino dotato di classe adamantina, Vazquez, l’unico compagno con il quale imbastire azioni efficaci, eleganti e in grado di stordire gli avversari. Sacrificato Dybala per le sacrosante ragioni di bilancio, nessuno avrebbe immaginato che i rosa si privassero anche dell’altro attaccante, Belotti, in verità spesso sacrificato al ruolo di comprimario, ma capace con il suo ingresso in campo di risolvere tante partite e pur sempre punta titolare della nazionale azzurra under 21. La cessione di Belotti ha colto di sorpresa, perché sicuramente aspettando un altro anno, se avesse mantenute le promesse fin ad allora manifestate, il giocatore avrebbe potuto fruttare con il suo trasferimento una somma più consistente. A maggior ragione rinunciare a Belotti per acquistare Gilardino, con un ingaggio di gran lunga superiore, è apparso rinnegare la filosofia più volte sbandierata di essere alla ricerca a costi bassi di nuovi talenti da valorizzare.

Tra l’altro la società aveva già dovuto rinunciare a Munoz e a  Barreto, sicuramente non per scelta, ma una politica contrattuale più assennata avrebbe quanto meno permesso di incassare qualcosa dal trasferimento di questi giocatori. Tra i nuovi acquisti, oltre a Gilardino, figuravano Rispoli, Goldaniga, Trajkoski, Hiljemark, Struna, Cassini, Colombi, Djurdjevic, El-Kaoutari e Brugman, per la maggior parte giovani di belle speranze, ma indubbiamente non pronti per giocare in serie A.

Arrivati al mercato di gennaio, per rinforzare la squadra si sono ceduti Rigoni, protagonista l’anno passato di un campionato eccellente, Daprelà, unica alternativa a Lazaar sulla fascia sinistra, Bolzoni, polmone di centrocampo, Colombi, secondo di Sorrentino, e gli acquisti estivi El-Kaoutari e Cassini, nonchè Arteaga, arrivato e ceduto in un breve intervallo di tempo. Gli acquisti, sempre di gennaio, Posacev, Balogh, Cionek e Cristante o non hanno mai giocato o hanno sulle gambe pochi minuti di partita.

Tirando le somme, i motivi della situazione che vive in questo momento il Palermo appaiono evidenti: sono frutto di una scriteriata campagna acquisti estiva aggravata da una dissennata gestione del mercato invernale!

Qualcuno potrà dire che anche le altre squadre si sono privati di alcuni dei loro pezzi migliori (il Genoa di Perotti, il Torino di Quagliarella, il Carpi di Borriello, la Sampdoria di Eder), ma queste squadre non sono state smantellate e hanno saputo ammortizzare i colpi con elementi di pari valore o quasi (il Genoa Cerci, il Torino Immobile, il Carpi Mancosu, la Sampdoria Quagliarella).

E allora non ci resta che sperare nel “mezzogiorno e mezzo di fuoco” di domenica, nel quale, per effetto del lavoro di Beppe Iachini,  i rosanero si ricordino dell’attaccamento alla maglia e suppliscano con l’ardore, la grinta e il sano agonismo ai limiti tecnici che li frenano, con l’auspicio che finalmente la Società faccia tesoro delle esperienze attuali e passate.



  Pietro D’Alessandro

lunedì 22 febbraio 2016

DISFATTA ROSANERO!


Roma – Palermo 5 – 0

Marcatori: P.T. Dzeko; S.T. Keita, Salah, Salah, Dzeko.  

Che il Palermo non avrebbe avuto vita facile a Roma, contro una squadra ancora con velleità di un piazzamento per l’Europa che conta, era prevedibile.

Le polemiche dell’ultima ora in casa dei giallorossi e il ritorno in panchina di mister Iachini avevano illuso qualche tifoso rosa sulla possibilità di venir fuori dall’Olimpico con un risultato positivo tanto prezioso per la classifica.

Ma la realtà è stata cruda e ha spazzato in maniera devastante il cauto quanto irrealistico ottimismo del più speranzoso tifoso: la Roma, padrona assoluta del campo fin dall’inizio della partita, ha avuto ragione con un largo margine di una squadra impaurita e confusa.

I rosa sono crollati sotto la sistematica e asfissiante pressione dei giallorossi senza accennare mai ad una reazione degna di tal nome.

Iachini, tornato alla difesa a tre, ha dovuto schierare una formazione di emergenza a causa degli infortuni dei titolari Sorrentino, Goldaniga e Lazaar. In campo, schierati con il 3-5-1-1, sono scesi, con Alastra in porta, Struna, Gonzalez e Andelkovic in difesa; Morganella, Hiljemark, Brugman, Jajalo e Pezzella a centrocampo, Vazquez dietro l’unica punta Gilardino.

Se era scontata la pressione della squadra di casa, non era però prevedibile l’atteggiamento da vittima predestinata della compagine isolana, sempre in difficoltà sia sul piano fisico sia sul piano dell’inventiva. Eppure nel calcio si sa che l’unica possibilità che una squadra sicuramente più debole ha di attenuare il gap tecnico rispetto ad una squadra senza dubbio più forte è praticare un agonismo acceso, buttarsi su ogni pallone come se fosse il pallone della vita, aggredire l’avversario per non dargli la possibilità di pensare. I rosa non hanno fatto nulla di tutto questo: hanno subìto e mai hanno reagito. Né sono servite le sostituzioni operate dall’allenatore (fuori Brugman, Vazquez e Gilardino, rispettivamente, per Trajkovski , Maresca e  Djurdjevic).

L’unica nota positiva, in questa giornata da dimenticare al più presto, resta la prestazione di Pezzella quantomeno per la personalità dimostrata rispetto alla desolante mediocrità dei compagni.

Mister Iachini dovrà lavorare parecchio sia sulle gambe sia sulla testa dei giocatori, apparsi in debito di ossigeno e scoraggiati.

Per effetto del pareggio del Frosinone, il distacco dal terzultimo posto è sceso a tre punti ed il futuro, se non cambia la qualità delle prestazioni, appare segnato. 

Pietro D’Alessandro

 

domenica 14 febbraio 2016

IL PALERMO ILLUDE, IL TORINO STRAVINCE!


Alastra incoraggiato dai compagni

Palermo – Torino : 1-3 / pt Gilardino (P), Immobile (Rig.) (T) Gonzalez (Aut.) (T) / st Immobile (T)

Viene difficile commentare una partita che ha visto una squadra, quella rosanero, giocare per 18 minuti, passare in vantaggio, attaccare, coprire il campo con autorevolezza e svanire come per incanto dopo il gol del pareggio del Torino. Da quel momento, era appunto il 18° minuto del primo tempo, il Palermo non è più riuscito a essere squadra, ha tentato di reagire, non è mancato l’agonismo ai giocatori rosa, ma ha lasciato al Torino ampi spazi, nei quali sia Peres sia Immobile hanno seminato il panico.

E qui vengono le dolenti note, per cui viene difficile il commento. Si rischia, infatti, di ripetere concetti già esternati. Uno per tutti: Ma come può una squadra di serie A cedere nel mercato di gennaio l’unico giocatore che può sostituirsi al cursore di sinistra titolare senza preoccuparsi di trovare un’alternativa valida? Ci riferiamo naturalmente alla cessione di Daprelà. Essendo oggi Il titolare Lazaar squalificato, si è dovuto rimediare con l’utilizzo fuori ruolo di Rispoli a sinistra per completare il quartetto difensivo. Il Palermo, orfano di Barros Schelotto, aveva optato per il modulo più simile alla disposizione in campo dei giocatori, (4-3-1-2), con  Morganella, Goldaniga, Gonzalez e Rispoli in difesa, Hiljemark, Brugman e Chochev a centrocampo, Vazquez immediatamente dietro le punte Gilardino e Quaison.

L’inizio, con il gol di Gilardino al 2° minuto (passaggio illuminante in profondità sul lato sinistro del campo di Vazquez per Morganella, pronto cross rasoterra di quest’ultimo e tiro al volo di Gilardino che ha gonfiato la rete) aveva illuso il pubblico sulla possibilità di fare un passo verso la salvezza, sorpassare il Torino, staccare il Genoa, sconfitto all’ora di pranzo dal Milan, e ammortizzare la vittoria di ieri del Frosinone sull’Empoli.

 E invece, la giornata storta di Morganella ha fatto ben presto dimenticare il bel cross da cui è scaturito il gol del Palermo. Fatto sta che lo svizzero, prima, con la complicità di Brugman, ha steso Immobile appena entrato in area di rigore dopo essersi fatto prendere di infilata dalla punta granata, e poi per tutta la partita ha sofferto le sortite di Peres e dello stesso Immobile, entrambi in possesso di un altro passo rispetto al difensore rosa. Dall’episodio del rigore in poi si è vista un’altra partita. Si sono rivisti i difetti che questa squadra più volte ha manifestato: difesa statica e disattenta, centrocampo senza idee e con troppi giocatori a correre a vuoto.

Non è facile mantenere il conto delle occasione sciupate dalla squadra granata.

Ma la certezza che la giornata era storta, oltre che per l’infortunio di Goldaniga, che ha costretto il neo allenatore degli isolano Bosi a far entrare Andelkovic, si è avuta netta al 36’ del primo tempo, quando il  risultato era già di 1 a 2, con l’infortunio di capitan Sorrentino, che ha chiesto subito la sostituzione dopo uno sfortunato quanto fortuito scontro con il compagno di squadra AndelKovic.

L’esordio in serie A del diciottenne secondo portiere Fabrizio Alastra è stato comunque positivo. Il giovane portiere è apparso attento e sicuro, salvando con tre interventi di buona fattura il Palermo dalla goleada avversaria.

E ora? Se anche la sfortuna si accanisce, sarà ancora più arduo il cammino per la salvezza.

Pietro D’Alessandro

domenica 7 febbraio 2016

un brodino.... di giuggiole



Vazquez esulta dopo il gol del vantaggio rosa
Sassuolo - Palermo  2 – 2 Vasquez (P), Defrel (S),  Missiroli (S) Djurdjevic (P)

Il Palermo agguanta un prezioso pareggio contro il Sassuolo al termine di una partita , nella quale, dopo essere stato in vantaggio,  è stato costretto a rincorrere la squadra emiliana che aveva ribaltato il punteggio. La squadra isolana è scesa in campo con delle sostanziali modifiche rispetto alle ultime partite: lo schema di gioco è rimasto immutato, sono cambiati i protagonisti. Il 4-3-3 è stato così schierato: Sorrentino in porta, Morganella, Goldaniga, Gonzalez e Lazaar in difesa, Hiljemark, Brugman e Chochev a centrocampo, Trajkovski, Djurdjevic e Vazquez in attacco. Mentre la presenza di Brugman è stata favorita dalla squalifica di Jajalo, quella di Morganella dall’infortunio di Struna, Trajkovski e Djurdjevic sono scesi in campo per scelta tecnica da parte del tandem Tedesco/Schelotto al posto rispettivamente di Quaison e Gilardino.

L’inizio della partita è stato a ritmo lento, con pochissime emozioni, con tutte e due le squadre attente alla fase difensiva e preoccupate di non scoprirsi. Poi improvvisamente un tiro di rara precisione e tempismo di Vazquez, su cross perfetto di Trajkovski dalla destra, ha portato il Palermo in vantaggio. Il Sassuolo ha reagito con scarsa efficacia, ma ha raggiunto ugualmente il pareggio nel recupero del primo tempo con un gol di Defrel con una buona conclusione scaturita da un passaggio di tacco involontario e fortuito di Magnanelli.

Quando al 6° minuto del secondo tempo, il Sassuolo è passato in vantaggio con un gol di testa di Missiroli sugli sviluppi di un calcio di punizione da destra con cross di Pellegrini e torre di Antei, lo spettro dell’ennesima sconfitta dei rosa aleggiava lugubre sullo stadio di Reggio Emilia.  Lo svantaggio bruciava ancor di più per il comportamento della difesa, nell’occasione, assolutamente immobile. E invece, dopo solo due minuti, Vazquez, con un altro tocco di classe, pennellava un cross da destra per la testa di Djurdjevic, che si buttava a capofitto insaccando il gol del pareggio. E’ stata questa una delle poche volte nella stagione in corso che il Palermo è riuscito a pareggiare dopo essere stato in svantaggio.
Achraf Lazaar


Nel complesso un Palermo che ha saputo tenere discretamente il campo, con Brugman attento e ordinato a centrocampo, con i soliti difetti in difesa, con un po’ di dinamismo in più in attacco e con Vazquez determinante. 

Ma il punto di oggi acquista più valore se si considera che il Palermo ha disputato l’ultimo quarto d’ora della partita in dieci uomini per l’espulsione per doppia ammonizione di un ingenuo Lazaar. Da quel momento la squadra si è schierata con il modulo 4-3-2, con Rispoli, entrato in sostituzione di Djurdjevic, inusualmente a sinistra a completare il pacchetto difensivo.

Le sconfitte di Frosinone e Carpi rendono ancora più prezioso il punto conquistato. Il vantaggio sulle terzultime è salito a sette punti, ma la salvezza è ancora da conquistare. La bella prestazione del Verona alle 12 e 30 contro l’Inter al Bentegodi non consente nessuna distrazione.

      Pietro D’Alessandro

mercoledì 3 febbraio 2016

Un passo avanti e due passi indietro


Palermo- Milan  0 – 2 (Bacca, Niang /Rig.).

Il Milan ha vinto facilmente una partita noiosa contro un Palermo, che ha fatto dei passi indietro in tutti i settori rispetto alle ultime due partite. L’effetto del tandem Tedesco-Schelotto stasera è sembrato svanito.

La squadra rosa, scesa in campo con la ormai consueta formazione (Sorrentino in porta,  Struna, Goldaniga, Gonzalez e Lazaar in difesa, Hiljemark, Jajalo e Chochev a centrocampo, Vazquez, Gilardino e Quaison), si è arresa ai rossoneri, che hanno praticato un gioco compassato, sono passati in vantaggio con Bacca al 19’ del primo tempo, dopo un’azione sulla fascia destra di Abate, e hanno raddoppiato al 32’ per un regalo di Goldaniga, che in area di rigore ha addomesticato con un  braccio un pallone rinviato da Gonzalez. Con la realizzazione del rigore da parte di Niang, la partita al 32’ del primo tempo poteva considerarsi finita.

La reazione del Palermo non c’è stata. All’inizio del secondo tempo gli allenatori rosa hanno sostituito Struna con Morganella e  Quaison con Trajkovski, ma questi cambi, come il successivo di Djurdjevic al posto di Gilardino, non hanno sortito alcun effetto.

Vero è che sulla fascia destra Morganella è apparso molto più vivace di Struna, ma era difficile pensare che lo svizzero potesse fare peggio dello Struna di oggi, apparso spaesato e confuso in ogni azione in cui è stato coinvolto.

D’altra parte quasi tutti i giocatori del Palermo sono apparsi sotto tono rispetto alle ultime due prestazioni. Di Struna si è già detto, Goldaniga  è al secondo rigore consecutivo causato, Lazaar ha cercato invano di vivacizzare il gioco sulla fascia sinistra, ma i suoi cross sono stati sempre fuori misura, Hiljemark e Chochev, dei quali per lo meno si è apprezzato l’agonismo, hanno spesso corso a vuoto, Jajalo è stato più rude e meno propositivo del solito, Quaison non è riuscito mai a superare il diretto avversario e ha vanificato tutte le iniziative intraprese.

Con queste prospettive, Gilardino è rimasto isolato al centro dell’area avversaria senza ricevere un pallone che meritasse attenzione. Nel taccuino abbiamo annotato una sola sua conclusione di testa su un cross accettabile, conclusione fuori dello specchio della porta verso la fine del primo tempo.  Vazquez, l’unico che abbia piedi vellutati, ha cercato inutilmente dei fraseggi con i compagni, ma senza successo.

Ancora una volta sia Trajkovski sia Djurdjevic sono apparsi impalpabili e troppo leggeri rispetto ai difensori milanisti.

Discorso a parte è da riservare all’arbitraggio del Signor Mazzoleni, che, anche se nelle decisioni cruciali non sembra aver sbagliato, è stato contestato dal pubblico di casa per la severità di alcuni provvedimenti contro i giocatori rosanero, non riscontrata pari verso gli atleti rossoneri. E’ innegabile in ogni caso che susciti qualche perplessità la designazione di un arbitro di Bergamo come direttore di una gara tra Palermo e Milan.

Ma ci consola, si fa per dire, il fatto che con un altro arbitro non sarebbe cambiato nulla.

 

 Pietro D’Alessandro

sabato 30 gennaio 2016

Buon Palermo, Grande Rammarico: il futuro fa meno paura



Tedesco e Castori

CarpiPalermo 1 - 1 Gilardino (P) - Mancosu  rig (C)

Il Palermo esce indenne dalla pericolosissima trasferta di Carpi e lo fa con un pareggio che, però, lascia l’amaro in bocca.  In vantaggio con un bel gol di Gilardino nel primo tempo, la squadra rosa è stata raggiunta nel secondo tempo con un gol su rigore segnato da Mancosu.
 Diciamo subito che il rigore c’era, ma il rammarico deriva dal fatto che il Palermo, pur essendo stato per lungo tempo padrone del campo, non è riuscito ad assestare il colpo di grazia al Carpi, ma si è limitato a controllare il gioco. 

Solo quando è stata raggiunta, la squadra rosa ha spinto sull’acceleratore fallendo più volte il secondo vantaggio, con ciò dimostrando che con un gioco più aggressivo avrebbe potuto mirare al bottino pieno.
Il Palermo è sceso in campo con la stessa formazione iniziale schierata domenica scorsa contro l’Udinese. Il modulo 4-3-3, con Struna, Goldaniga, Gonzales e Lazaar in difesa, Hiljemark, Jajalo e Chochev a centrocampo, Vasquez, Gilardino e Quaison tridente d’attacco, è durato solo qualche minuto, trasformandosi nel classico 4-3-1-2, con Vazquez a  ridosso delle punte.

Ma la mossa, che fa vedere quanto abbia inciso l’avvento di Schelotto sul gioco dei rosanero, è stato il confermato posizionamento di Jajalo come argine davanti la difesa. Come già era successo contro l’Udinese, Jajalo, sgravato dall’obbligo di impostare il gioco, ha sfruttato al meglio le sue caratteristiche di mediano interditore. Sono stati tantissimi i palloni recuperati dal giocatore croato, che hanno permesso al Palermo di stroncare moltissime azioni offensive della squadra di casa e di dare l’avvio alle ripartenze verso la porta avversaria.
il pareggio di Mancosu

Altra nota positiva notata oggi è la tranquillità dimostrata dai rosa nel gestire le varie fasi della partita. Mai il Palermo  ha subito il gioco del Carpi. Segnato il gol del pareggio, ci si aspettava  il pressing dei padroni di casa e invece da quel momento il Palermo ha avuto due limpide occasioni fallite una da Chochev, che non è riuscito a stringere verso la porta avversaria, l’altra con Trajkovski, troppo timido sull’uscita del portiere, sempre su passaggi illuminanti di Vazquez, salito in cattedra a inventare gioco con le sue genialità.

Al di là del risultato, comunque in ogni caso positivo, conforta il ritrovato controllo del gioco e la padronanza nel campo. Notazione negativa nei confronti di Cristante, che, entrato al 23’ del secondo tempo al posto di Gilardino, è apparso distratto in diverse occasioni. 

Mercoledì sera alle 20 e 45 vedremo, al cospetto dei rossoneri del Milan, se la tempesta è finita e se il Palermo di Schelotto potrà affrontare il futuro con orizzonti più sereni.

Pietro D’Alessandro

domenica 24 gennaio 2016

UNA BOCCATA D’OSSIGENO!



Oscar Hiljemark
Palermo - Udinese  4 1 / Quaison  , Hiljemark , Lazaar , Thereau (U) , Trajkovski

Oggi l’importante era vincere e si è vinto. E anche con largo margine. Ma questo non significa che i problemi del Palermo siano finiti. Nessuno ci sperava e nessuno può pensarlo anche dopo questa vittoria. Intanto oggi c’è stata la tanto auspicata pace tra gli ultras. Entrando allo stadio tutti hanno gioito vedendo in curva nord esposto lo striscione “TORNIAMO UNITI, PRONTI ALLA BATTAGLIA, PER L’ONORE DELLA CITTA’ E PER L’AMORE DELLA MAGLIA!”, una manifestazione di maturità da parte della tifoseria, che in un momento così delicato della stagione ha voluto dimostrare attaccamento alla squadra mettendo da parte tutti gli attriti e le polemiche dei giorni passati.

La mano di Schelotto, anche se ufficialmente l’allenatore dei rosa in panchina oggi era Bosi, si è fatta sentire: sulla carta il Palermo è sceso in campo con il modulo 4-3-3, con Struna, Goldaniga, Gonzales e Lazaar in difesa, Hiljemark, Jajalo e Chochev a centrocampo, Vasquez, Gilardino e Quaison in avanti. Ma fin dall’inizio si è capito che era più un 4-3-1-2, con Vasquez a ridosso delle punte a costruire gioco. Si notava anche che Jajalo era andato a posizionarsi davanti la linea difensiva con compiti accentuati di interdizione.

La conseguenza di questo schieramento è stata che il gioco del Palermo si è sviluppato esclusivamente a sinistra, con Lazaar che ha tentato più volte il fraseggio con Quaison, anche se mai l’azione si è sviluppata con un cross decente per la testa di Gilardino. A destra, invece, Struna non tentava nessuna sortita in attacco. Per costruire gioco anche a destra, forse si poteva tentare la carta Morganella al posto dello stesso Struna.

Altra considerazione da fare, è che oggi il Palermo è sceso in campo senza nessuno dei rinforzi, o presunti tali, che sono arrivati con il mercato di gennaio. Forse si poteva pensare ad un uomo d’ordine come Cristante a centrocampo.

L’Udinese, comunque, non è sembrata squadra dalle grandi potenzialità e questo ci conforta, in quanto con la vittoria di oggi il Palermo si è portato a 24 punti, affiancando la squadra bianconera. Colantuono dovrà faticare parecchio per non farsi risucchiare nella zona retrocessione.

La partita non è stata bella. Nella prima mezz’ora, tranne un’occasione fallita da Thereau, non ci sono state emozioni, con un Palermo timido e con la paura di sbagliare.

Al 33’ del primo tempo, alla prima vera triangolazione, il Palermo è passato in vantaggio con un tiro di destro da parte di Quaison che si è insaccato alla sinistra del portiere bianconero: un gol veramente bello impreziosito da un tacco smarcante di Hiljemark per Quaison.

Ci piace sottolineare le prestazioni di Hiljemark, che al di là dei meriti per il secondo gol rosa, ci è sembrato più presente con un agonismo acceso al servizio della squadra e di Vasquez, autore di numeri di alta scuola.

Il terzo gol, realizzato da Lazaar, ci ha fatto venire in mente una rete realizzata sempre da Lazaar l’anno scorso contro il Napoli, nella partita che è stata forse la più bella dello scorso campionato con Dybala autore di una prestazione superlativa.

Il finale di partita è stato ricco di emozioni con un’occasione fallita da Djurdjevic, entrato al posto di un Gilardino volenteroso, ma poco servito, con il gol dell’Udinese su calcio d’angolo, con un gol molto bello alla Del Piero di Trajkovski, non nuovo a performance di questo tipo, e con due begli interventi di Sorrentino.

Questa partita ci fa incamerare tre punti d’oro, in vista della trasferta del prossimo turno a Carpi, Carpi che oggi è riuscito a conquistare un punto a Milano contro un’Inter ormai ridimensionata.

  Pietro D’Alessandro

domenica 17 gennaio 2016

resa senza condizioni!



il mattatote Pavoletti autore di una doppietta
Genoa - Palermo  4 – 0 (Suso,   Pavoletti , Rincon  , Pavoletti )

 
Il Palermo si arrende a Marassi contro un Genoa determinato e ben disposto in campo.

E’ difficile commentare la prestazione della squadra rosanero, sconfitta con quattro gol di scarto, se si considera che il migliore dei rosa è stato il portiere Sorrentino.

Eppure l’avvento del nuovo allenatore Schelotto, le parole del presidente, che avevano prospettato il ritorno ad un progetto di crescita, avevano creato un certo ottimismo sull’esito di questa partita, giustamente considerata di grande importanza. E invece, a gara conclusa, l’unico elemento confortante della giornata di campionato, oltre alla prestazione maiuscola di Sorrentino, è…..la sconfitta di ieri pomeriggio del Frosinone contro il Torino (Che nostalgia vedere Belotti segnare due bei gol).

Usando il linguaggio tanto caro a molti cronisti sportivi, si potrebbe dire che il primo gol del Genoa, arrivato al 4° minuto del primo tempo, abbia tagliato le gambe ai giocatori rosa, ma una tale affermazione sarebbe riduttiva della pochezza nel suo insieme della prestazione della compagine di Zamparini.

Oltre all’importanza per la classifica, la partita era intrigante per la presenza tra i grifoni di parecchi ex, sia in panchina sia in campo sia in tribuna. Con il dente avvelenato c’erano l’allenatore Gasperini, esonerato due volte dal vulcanico presidente rosa, il dirigente Sean Sogliano, anche lui con trascorsi di incomprensioni con Zamparini, Luca Rigoni, alla prima partita con i rossoblù dopo le accuse di scarso attaccamento alla maglia rosa. L’unico ex senza rancori era Muňoz, al quale i tifosi rosa non hanno perdonato la fuga di un anno fa verso la Sampdoria.

La formazione schierata da Fabio Viviano, in panchina oggi, ma vice di Schelotto già domenica prossima, aveva riservato qualche sorpresa rispetto alle ipotesi formulate nei giorni scorsi. Intanto il modulo era il 3-5-2, con Sorrentino in porta, il trio difensivo formato da Goldaniga, Gonzales e Andelkovic, un centrocampo inedito con Morganella, Cristante, all’esordio dal primo minuto, Jajalo, Hiljemark e Lazaar e il duo d’attacco Vasquez e Djurdjevic.

Ancora una volta Gilardino veniva relegato in panchina.

Dopo l’immediato vantaggio del Genoa, c’è stata una timida reazione da parte del Palermo, con due occasioni fallite una da Jajalo al 12’, l’altra da Vasquez al 23’, ma le azioni più pericolose sono state del Genoa con Sorrentino ultimo baluardo a tenere a galla il Palermo.

Da riferire di una ammonizione al 22’ rimediata da Andelkovic per un presunto fallo da dietro su Suso, intervento forse rude, ma netto sul pallone. Una volta si parlava di gioco maschio, oggi ogni intervento energico costa un’ammonizione. Avrebbero vita dura oggi grandi difensori del passato come De Bellis, Giubertoni e Sgrazzutti.

Resta il fatto che la seconda ammonizione comminata ad Andelkovic al 20’ del secondo tempo, con la conseguente espulsione, ha sancito la resa del Palermo e il dilagare dei grifoni.

Da quel momento in poi sono riaffiorati i mali del Palermo: difesa dormiente, centrocampo confuso, attacco molle. Nessun effetto aveva avuto il precedente ingresso in campo di Gilardino al 16’ al posto di Djurdjevic e il successivo esordio di Balogh al 24’ al posto di Cristante, del quale è giusto apprezzare l’ordine che ha cercato di portare a centrocampo, senza però sottacere dell’imprecisione in alcuni appoggi e del mancato salto di qualità che ci si attendeva da lui. Vedremo nel futuro.

E’ preoccupante e scoraggiante la facilità con la quale il Genoa è andato in gol: nessun difensore ad ostacolare i marcatori, che hanno potuto concludere indisturbati.

Non sappiamo che impressioni abbia tratto dalla tribuna Schelotto. Ma certamente avrà capito che lo aspetta un lavoro duro: con la vittoria del Carpi contro la Sampdoria, il Palermo è quart’ultimo con soli 4 punti di vantaggio sullo stesso Carpi.

Buona fortuna mister, ne avrà tanto bisogno!
 
pietro d'alessandro

giovedì 14 gennaio 2016

Che Palermo a Marassi?

Domenica alle 12 e 30 si disputerà allo stadio Marassi una importante partita per il futuro del Palermo.

Intanto sarà uno scontro con una delle dirette concorrenti, il Genoa,  al quart’ultimo posto sufficiente, anche se con poca gloria, per restare in serie A.

In secondo luogo sarà possibile capire quale potrebbe essere la futura disposizione in campo della  squadra rosa. Vero è che in panchina siederà Fabio Viviani, il vice dell’allenatore titolare ultimo arrivato Barros Schelotto, ma probabilmente Viviani farà tesoro delle indicazioni che lo stesso Schelotto avrà cura di dargli.

Considerato perciò cosa anticipato dalla stampa sul tipo di gioco praticato dalla squadra precedentemente allenata, Schelotto dovrebbe indicare il modulo 4-3-3, ripudiando ancora una volta la difesa a tre e optando per un tridente d’attacco, che dovrebbe avere due elementi sicuri in Vasquez e Gilardino, mentre il terzo posto sarà conteso tra Trajkoski,  Djurdjevic e Quaison.

La difesa presumibilmente sarà schierata con Sorrentino in porta, ormai intoccabile dopo la maiuscola prestazione di domenica a Verona, anche se criticabile per le sortite in diretta tv, e da destra a sinistra Morganella, le cui quotazioni sono aumentare parecchio rispetto al rude Struna, Goldaniga, Gonzales e Lazaar. A centrocampo ci sarà battaglia per i tre posti disponibili. Mentre appare improbabile il rientro immediato del reintegrato Maresca, ci sembra possibile ipotizzare l’impiego di Brugman, Jajalo e Hiljemark. Ma c’è Cristante che scalpita che potrebbe scalzare uno tra Jajalo e Hiljemark. Non sembra ci possano essere possibilità di vedere Chochev tra i titolari all’inizio.

Quali sono le perplessità su questo possibile schieramento? Innanzitutto la posizione di Vasquez: non lo vedo relegato sulla fascia sinistra, senza la possibilità di svariare al centro per aprire, con i suoi dribbling, gli spazi agli inserimenti in area delle altre due punte. Non vorrei che, senza la possibilità di inventare gioco al centro del campo, Vasquez rimanesse escluso dal vivo del gioco. E poi Lazaar riuscirà a disciplinare le sue scorribande sulla fascia o correrà il rischio di intasare una zona di campo per la contemporanea presenza di Vasquez?

La curiosità ci farà aspettare con apprensione l’orario di pranzo di domenica, con la speranza che il traffico sulla panchina del Palermo si sia finalmente interrotto e per un lungo tempo.

Ci fanno coraggio le dichiarazioni del Presidente, che sembra, per lo meno a parole, voglia ritornare ad un progetto ambizioso sul campo oltre   al fondamentale pareggio di bilancio.

Domenica pomeriggio ne sapremo di più.

 

  Pietro D’Alessandro

domenica 10 gennaio 2016

Il Palermo vince col cuore!


Verona - Palermo  0 – 1 (Vazquez )

Nella partita della verità il Palermo sfodera una prestazione inaspettata tale è stato l’ardore, la grinta e la determinazione che hanno animato i rosa.

Non si può dire che questa partita possa essere considerata una svolta nel campionato del Palermo, ma è certo che la squadra ha risposto nel migliore dei modi alla situazione che si era venuta a creare dopo la partita dell’Epifania  persa contro la Fiorentina. Sono stati tre giorni ad alta tensione tra esoneri e riconferme dell’allenatore e notizie di contrasti tra i giocatori e lo stesso allenatore.

Oggi Ballardini ha fatto tesoro delle uniche note positive che si erano viste nella partita contro i gigliati, schierando dall’inizio sia Morganella che Gilardino, optando per il modulo 3-4-1-2. La difesa a tre, tanto apprezzata da Iachini, oggi non ha commesso alcuna sbavatura. Sorrentino, negli ultimi giorni al centro di polemiche anche per le questioni legate al rinnovo del contratto, è stato perfetto. Ha effettuato molti interventi decisivi, ma il capolavoro lo ha compiuto al 18’ del primo tempo, intervenendo due volte su Pazzini, la prima volta con le mani sul colpo di testa dell’attaccante scaligero e poi con il piede sinistro sulla conclusione da distanza ravvicinata dello stesso Pazzini: due parate eccezionali che hanno dato coraggio e trasmesso fiducia alla squadra e hanno fatto percepire che si poteva tentare di conquistare il bottino pieno.

Il Palermo aveva iniziato spavaldo senza risentire delle polemiche dei giorni precedenti, ma il Verona, all’ultima spiaggia, con solo 8 punti in classifica e ancora senza vittorie,  aveva ben presto preso le redini dell’incontro, esercitando una costante pressione.

Il Palermo, stranamente ordinato a centrocampo e attentissimo in difesa, fino all’intervento miracoloso di Sorrentino già descritto si era limitato a chiudere gli spazi, ma non era mai riuscito a rendersi pericoloso in area di rigore gialloblù.

Al 26’ un altro protagonista, Vazquez, la cui classe è adamantina, è salito in cattedra e con un perfetto tiro di destro è riuscito ad insaccare il pallone alla sinistra del portiere veronese. Si è trattato di un gol di pregevole fattura, perché scaturito da un perfetto controllo della palla su una conclusione verso la porta avversaria di Jajalo e da un tiro di precisione millimetrica.

La vittoria di oggi ha un valore aggiunto, perché, oltre a quello derivante dai tre punti conquistati, è stata ottenuta contro una squadra che non ha mai smesso di attaccare, sostenuta da un pubblico che ha incessantemente fatto sentire il suo apporto, e con due punte, Toni e Pazzini, che hanno nel passato creato sempre problemi alla squadra rosanero. I tifosi palermitani ricordano  ancora la partita Inter- Palermo del gennaio 2011: 0 a 2 alla fine del primo tempo, con un  rigore sbagliato da Pastore sull’1 a 2, la partita cambiò completamente dopo l’ingresso in campo di Pazzini, allora in forza all’Inter, e si concluse con un amaro 3 a 2 in favore dei nerazzurri con due gol del “Pazzo”.

Il Palermo oggi ha corso molti pericoli, ma non ha mollato mai,  riuscendo a erigere una barriera davanti alla porta di Sorrentino e riuscendo a sua volta ad essere pericoloso in contropiede.

Dopo questa vittoria non si sono certamente risolti i problemi della squadra rosanero, anche perché il Carpi non molla (vittoria contro l’Udinese per 2 a 1) e il Genoa ha espugnato Bergamo, ma si è avuta netta la sensazione che, giocando con il cuore e con la dovuta concentrazione, la classifica possa sicuramente migliorare.

Dopo Sorrentino, migliore dei rosa, ci piace sottolineare la prestazione di Vasquez, che oltre ad essere decisivo con il gol della vittoria, ha dato spesso sostegno ai compagni nella fase difensiva, di Jajalo più ordinato e propositivo del solito e di Morganella irruento e animato da sano agonismo sulla fascia destra.

Ultima notazione: l’esordio nel finale di Cristante, appena arrivato in prestito dal Benfica.

pietro d'alessandro

  

mercoledì 6 gennaio 2016

Buio pesto al Barbera


Palermo- Fiorentina  1 – 3
Marcatori: P.T. Ilicic al 12’ e al 42’; S.T. Gilardino al 31’; Blaszcykoski Al 47’.

Al posto di Paulo Sousa, che è l’allenatore della Fiorentina, anche se oggi il Giornale di Sicilia riporta ancora Montella, non sarei particolarmente contento, perché la Fiorentina ha rischiato di pareggiare una partita che avrebbe potuto tranquillamente stravincere, non perché abbia giocato benissimo, ma perché aveva di fronte una squadra senza idee e senza qualità.

La Fiorentina, chiudendo tutti gli spazi e sfruttando la classe dell’ex rosa Ilicic, ha conquistato i tre punti con  facilità lasciando che il Palermo, ancora una volta, recitasse la parte della vittima predestinata.

Perché già dai primi minuti di gioco si era capito che il Palermo di oggi avrebbe auto vita dura.

Ma a partita finita, la critica non può fare a meno di sottolineare quanto sia preoccupante la situazione, perché oggi non è mancato l’impegno: i rosa hanno corso, si sono battuti con acceso agonismo, ma non sono riusciti a contrastare la Fiorentina sul piano dell’organizzazione del gioco. Il taccuino dice che la prima vera occasione da gol il Palermo l’ha avuta al 18’ del secondo tempo, con Astori che ha rischiato l’autogol appoggiando in maniera scriteriata di testa il pallone al proprio portiere, che è riuscito a rinviare. Prima di allora il Palermo si era limitato a contrastare e a subire il gioco dei gigliati.

La cronaca è molto scarna.

Nella formazione rosanero manca Gilardino, l’ex di turno. Con Gonzalez squalificato, rientra AndelKovic. Il modulo 4-3-1-2 è schierato con Sorrentino in porta, difesa con  Goldaniga e Andelkovic centrali, Struna a destra e Lazaar a sinistra, Jajalo, Hiljemark e Chochev a centrocampo, Brugman a ridosso delle punte Vasquez e Trajkoski.

La Fiorentina scende in campo con il 3-4-2-1:

Tatarusanu, Roncaglia, Rodriguez,Astori; Bernardeschi, Vecino, Badelj, Alonso; Ilicic, Borja Valero; Kalinic.

Alle 15 giocatori in campo, con Ilicic applaudito dai tifosi locali. L’inizio è dei viola, che appaiono subito ben motivati, non per niente occupano il secondo posto  in classifica e non nascondono ambizioni da scudetto.

Dopo che al 9’ Kalinic si è divorato un gol fatto con la difesa del Palermo a guardare, al 12’ la Fiorentina passa in vantaggio con un bel gol di Ilicic, che sarà il migliore in campo. Ilicic, dopo aver fatto un tunnel ai danni di Goldaniga, tira di destro, sì proprio di destro, sul palo di Sorrentino e la palla si insacca in rete.

La reazione del Palermo è nulla, anche perché c’è da sottolineare la scarsa vena di Vasquez. La squadra viola continua con il suo gioco ordinato cercando l’occasione per raddoppiare.  Al 28’ Brugman tenta un passaggio in area per Hiljemark, ma la difesa viola manda in calcio d’angolo.

Al 42’, con la complicità di  Goldaniga che scivola, Ilicic realizza il secondo gol per la Fiorentina, questa volta di sinistro e anche questo è un bel gol. Partita finita? Sembra proprio di sì!

A inizio secondo tempo, Ballardini sostituisce Chochev con Morganella e passa al 3-5-2, ma le idee rimangono confuse, anche se lo svizzero con le sue incursioni vivacizza il gioco sulla fascia destra.

Al 14’ esce Ilicic tra gli applausi del pubblico ed entra Blaszcykoski. Un minuto dopo esce Hiljemark ed entra Gilardino.

Dell’azione più pericolosa verso la porta della Fiorentina al 18’ si è già detto. Il Palermo cerca di costruire gioco, ma i risultati rimangono deludenti. Altra sostituzione nel Palermo al 29’: entra Quaison al posto di Trajkoski.

Al 31’, inaspettatamente, il Palermo riapre la partita: bel cross corto dalla destra di Vasquez e colpo di testa vincente di Gilardino.

La partita si infiamma e fioccano le ammonizioni: prima tocca a Morganella ad essere ammonito al 34’, poi a Brugman al 35’.

Il Palermo tenta il il forcing fnale, ma la Fiorentina si difende bene e nel terzo dei 4 minuti di recupero, mette al sicuro il risultato con Blaszcykoski, che, tutto solo davanti a Sorrentino, insacca facilmente.

L’arbitro fischia e per il Palermo è buio pesto.

L’impressione è che, se non arrivano i rinforzi da tutti auspicati, la strada del Palermo sia già segnata, considerando anche il fatto che tra i risultati di oggi spicca la vittoria del Bologna a Milano contro il Milan e i pareggi del Carpi a Roma contro la Lazio e del Frosinone a Sassuolo.

Dopo questa giornata il futuro del Palermo sembra meno rosa e più nero.

 
Pietro D’Alessandro

 
 
free translation