lunedì 28 marzo 2016

IO LA VEDO COSI’!

Walter Novellino
Finite le festività pasquali, ricomincerà il cammino del Palermo in questo campionato deludente e finora senza gloria.
Dopo l’ultima partita, nella quale il mister ultimo Novellino ha tentato l’ennesima rivoluzione tattica nella speranza di portare migliorie all’asfittico gioco della squadra rosa, si è continuato a formulare ipotesi sullo schieramento ottimale che possa servire ad attenuare la pochezza tecnica della compagine isolana.
Secondo me, senza mezzi termini, il Palermo non può fare a meno di Sorrentino in porta, Gonzalez e Lazaar in difesa, Vazquez e Gilardino in attacco. Tutto il resto si può discutere. Beninteso che la presenza di Gilardino in questo manipolo di elementi essenziali deriva dal fatto che oltre a lui non c’è nessuno, a parte Vazquez, capace di mettere la palla in rete, di testa, di piede, di rimbalzo o in altra maniera.
Vediamo di aggiungere qualche altro elemento.
In difesa, a destra, considerate le prestazioni negative di Struna, ci sembra che Vitiello sia meritevole di fiducia e, insieme a Goldaniga e Gonzalez, possa far parte dello schieramento difensivo a tre, che, a mio parere, è quello che offre maggiori garanzie.
Davanti alla difesa, Jajalo ha disputato le sue migliori partite.
Sulla fascia destra, sono dell’idea che Quaison possa dare un contributo superiore a quello che possano offrire sia Rispoli sia Morganella.
Sperando che finalmente Hiljemark riesca a dimostrare le doti tecniche di cui sicuramente è fornito, provo a completare un centrocampo a cinque con Brugman e Lazaar.
In attacco non si può discutere Vazquez leggermente arretrato rispetto a Gilardino.
La formazione che scaturisce sarebbe composta da Sorrentino; Vitiello, Gonzalez, Goldaniga; Quaison, Hiljemark, Jajalo, Brugman, Lazaar; Vazquez; Gilardino, con l’applicazione del modulo 3-5-1-1.
Le uniche alternative alla formazione di partenza potrebbero essere Cristante o Maresca al posto di Brugman. Per il resto non vedo altre opzioni di scelta se non in corso d’opera, con l’innesto eventuale di Trajkovski o di Djurdjevic, al posto di un centrocampista tra Hiljemark e Brugman, per aumentare il potenziale offensivo.  
A lei mister Novellino l’ultima parola ed in bocca al lupo!

28/03/2016

                                                                                                              Pietro D’Alessandro

lunedì 21 marzo 2016

Al clou della stagione

Dopo tanti mesi di sofferenza siamo arrivati al clou della stagione.

Non contiamo quanti allenatori , quanti schemi e quante formazioni abbiamo visto in campo.

Non nascondiamo che il principale indiziato (indiziato e non colpevole) per quella che (comunque finisca) è una stagione disastrosa) sia il presidente zamparini. Ma voi mettetevi un attimo nei suoi panni.

Il palermo è una squadra che oggi (21 marzo 2016) è composta da giocatori che guadagnano , in tutto oltre 30 milioni di euro. Alcuni (Sorrentino, Gilardino, Vazquez e forse Maresca e Lazaar arrivato a cifre che sfiorano i 600-900.000 euro a stagione.

Di contro abbiamo squadre che hanno un budget ingaggi da 2 a 5  volte inferiore  (Frosinone, Empoli, Chievo, Carpi, Atalanta, Verona).
Giustatmente il nostro patron si incazza.  Come mai con quello che costano questi giocatori, mi ritrovo una squadra in piena zona retrocessione?

E infatti, come mai?  Tutti insomma criticano Zampa perchè ha comprato giocatori scadenti; io, di contro,  lo critico solo perchè si è affidato ad un tecnico da B, tale Giuseppe Iachini di Ascoli, che una volta che gli sono venuti a mancare gioielli da top club come Dybala, Belotti(che lui usava con il contagocce) e Rigoni, non ha capito più niente. Chiedendo continuamente rinforzi. Che poteva trovare anche in panchina o nelle giovanili. Se sei allenatore.....

Io, andrò contro corrente, ma il principale indiziato del disastro non è il presidente. Lui ci ha messo i soldi e qualche parolina di troppo visti i suoi 75 anni , ma il tanto acclamato mister che ha fatto?

 Finchè c'era Dybala  gonfiava il petto per meriti non suoi. Il povero Belotti consumava più i pantaloncini sulla panchina che le scarpe sul prato. E gli avversari facevano il resto. E che dire dei giovani emarginati e rovinati dal genio marchigiano, come Goldaniga, Bentivegna, Pezzella, Colombi, Cristante, Milanovic, Brugmann?

Ora che gli sono venuti a mancare Dybala e Belotti (oltre che Rigoni), il compianto tecnico di Ascoli non ci ha capito più niente. Ed ecco che si spiega perchè il buon Iachini non sembra essere molto appetito tra le squadre di A. Un fantasma nobilitato da Zamparini e Dybala (scoperto guarda caso proprio dal magnate friulano!)

Quest'anno il bel gioco lo abbiamo visto solo sporadicamente con Ballardini (contro la lazio e poi emarginato dal pupillo di Iachini, il mafioso Sorrentno mani di sapone), con Schelotto (un 433 che ha mostrato che al calcio si gioca anche da centrocampo in su).... e un po' con Novellino con napoli, inter e d Empoli. Tutti tecnici che sanno che in A si gioca con 2 (due punte). Vi siete dimenticati le umliazioni con il Napoli dell'andata, con l'Empoli ed il Sassuolo ed il Carpi (si, il Carpi) alla Favorita? In panchina sedeva il signor Iachini!

Insomma io rifiuto l'idea che Frosinone, Carpi e Verona abbiano un rosa migliore della nostra per non parlare del Chievo. E allora forza Novellino e lascia perdere quelli che criticano squadra e presidente. Tu hai fatto vedere che Brugman e Jajalo sono dei giocatore e lo è persino lo stesso Struna che, tutto sommato non ha demeritato.

amedeo contino

domenica 20 marzo 2016

lavori in corso ad Empoli


Empoli - Palermo  0 – 0
Aljaz Struna
Se al 33° del secondo tempo il piede sinistro di Struna fosse riuscito ad accarezzare quel pallone che promettente gli arrivava da destra sul colpo di testa di Andelkovic e con un po’ più di precisione l’avesse indirizzato nello specchio della porta empolese, oggi avremmo commentato con animo diverso e con prospettive future più rosee questa partita.

E invece il punto conquistato e il modo in cui è stato conquistato fa capire che il momento più buio è stato superato, ma che è ancora troppo presto per poter dire di aver scampato il pericolo.

Walter Novellino, di cui ci piace ricordare la tecnica sopraffina abbinata ad un acceso agonismo con cui deliziava i tifosi ai tempi del suo passato da calciatore, ha continuato l’opera di rivoluzione tattica alla ricerca del modulo migliore con il quale affrontare quelle che ormai saranno tutte partite decisive fino alla fine del campionato.

Il Palermo è sceso in campo con un inedito 4-1-4-1, con Sorrentino in porta, Struna, Gonzalez, Andelkovic e Pezzella in difesa; Jajalo davanti la difesa; Quaison, Hiljemark, Brugman e Trajkovski a centrocampo; Vazquez, unica punta. Tale modulo sul campo spesso si è trasformato in un 4-3-3, considerata la predilezione del “Mudo” ad arretrare alla ricerca di palloni giocabili.

E pur nella posizione insolita di “falso nueve”, Vazquez è stato ancora una volta il migliore in campo, essendo l’unico della compagine rosa capace di costruire gioco. Ha anche tentato diverse volte la conclusione a rete, ma con scarsi risultati.

Se conforta il fatto che  il Palermo ha dimostrato, specialmente nel secondo tempo, di voler vincere, non si può sottacere che l’Empoli è apparso lontano anni luce dalla compagine briosa, veloce e motivata che durante il girone di andata aveva riscosso elogi e applausi. Abbiamo oggi visto una squadra lenta e priva di mordente, che in tutta la partita ha impensierito una sola volta Sorrentino.

Franco Vazquez
Elementi che ci lasciano sperare in un futuro migliore per la compagine rosa sono stati la migliore applicazione della fase difensiva, che, anche se Struna è apparso sempre poco reattivo, ha visto  Gonzalez e Andelkovic più attenti e puntuali nelle chiusure, il ritorno di Lazaar, preziosissimo per le sue incursioni sulla fascia sinistra, la giusta collocazione di Jajalo davanti la difesa, in modo da poter sfruttare al meglio la sua prestanza agonistica e poi la classe di Franco Vazquez, capace di andare a cercarsi la palla, di dialogare con i compagni, di aprire gli spazi e di concludere a rete.

Se Hiljemark riuscirà a razionalizzare la sua corsa e a sfruttare meglio le doti di cui sicuramente è in possesso e la squadra sarà capace di essere più concreta e determinata sotto porta, alla ripresa del campionato dopo la sosta per la Santa Pasqua dovrebbe essere possibile conquistare i punti che ancora servono per salvare la stagione degli errori.

Pietro D’Alessandro


lunedì 14 marzo 2016



Palermo- Napoli  0 –1 : P.T. Higuain (Rig)

IL NAPOLI VINCE ….. CON L’AIUTINO!

L'arbitro Gianluca Rocchi
Si sapeva che sarebbe stata una partita molto complicata e che sarebbe stato molto difficile riuscire ad evitare la sconfitta contro un Napoli, secondo in campionato solo perché davanti c’è una Juventus stellare.

E difatti sconfitta è stata, meritata senza dubbio, perché mai il Palermo ha dato l’impressione di poter impensierire i partenopei, sempre padroni del gioco e nettamente superiori dal punto di vista tecnico.

Però la rabbia è tanta, considerato che il gol, che ha condannato i rosa all’ennesima resa, è scaturito da un regalo dell’arbitro Gianluca Rocchi, che ha ritenuto meritevole della massima punizione una scorrettezza reciproca tra AndelKovic e Albiol. Senza ombra di smentita, un rigore così il Palermo nella sua lunga storia non lo ha mai avuto concesso a favore.

Detto dell’ingiustizia subita, non si può in ogni caso tacere dell’ingenuità folle del difensore rosa, AndelKovic, che, benchè l’arbitro l’avesse redarguito prima della battuta del calcio d’angolo dal quale è scaturita l’azione del rigore, si è aggrappato ad Albiol, ricambiando l’abbraccio del giocatore azzurro. Ingenuo AndelKovic e furbo Albiol? Può darsi, ma sicuramente poco attento e lucido l’arbitro Rocchi!

Per il resto, la partita ha avuto ben pochi momenti interessanti.

Novellino, all’esordio sulla panchina del Palermo, dopo le ben note vicissitudini che hanno caratterizzato la settimana appena trascorsa, ha schierato la squadra con il modulo ad albero di natale (4-3-2-1), con Sorrentino in porta, difesa a quattro con il redivivo Struna e con Gonzalez,  AndelKovic e Pezzella; centrocampo con Hiljemark, Jajalo e Chochev; in attacco Gilardino con Quaison e Vazquez a supporto.

All’inizio della partita si è visto un Palermo impaurito, che cercava di contrastare il possesso di palla costante degli avversari. Dopo il rigore, realizzato al 23° del primo tempo, c’è stata una timida reazione con una pericolosa azione con tiro angolato di Vazquez respinto dal portiere ospite.

Nel secondo tempo il Palermo è sembrato un po’ più determinato, ma senza mai essere pericoloso dalle parti di Reina, con la conferma del talento di Pezzella e la buona prestazione di Gonzalez, con il consueto vagare per il campo di Chochev, con il dinamismo improduttivo di Hiljemark e la sterilità delle punte, Gilardino compreso, sempre più isolato e mal servito al centro dell’attacco.

Non conforta né incoraggia la considerazione che poteva finire peggio!

Le prossime partite saranno veramente drammatiche, con le distanze quasi azzerate sia dal terzultimo sia dal penultimo posto: ormai anche il Carpi, oltre al Frosinone, si è guadagnato speranze di salvezza.

Volendo fino alla fine essere ottimisti, confidiamo nella grinta di Novellino e negli ormai prossimi rientri di Lazaar e Goldaniga per riuscire a salvare in extremis una stagione per il resto da dimenticare.



13/03/2016

                                                                                                              Pietro D’Alessandro

martedì 8 marzo 2016


CUI PRODEST?

Non riusciamo ad intendere quale giovamento per la squadra possano avere le ultime esternazioni del Presidente Zamparini.

Il Presidente Maurizio Zamparini
Nè riusciamo a capire quali siano le motivazioni che oggi hanno spinto lo stesso Presidente  a delegittimare, ancora una volta attraverso i media, l’allenatore in un momento in cui tutti,  giocatori, allenatore, società e tifosi avrebbero dovuto fare quadrato intorno alla squadra per lottare a salvaguardia del patrimonio costituito dalla Serie A.

E invece sembra che il responsabile e proprietario della società abbia voglia di sgretolare la flebile residua speranza di salvezza.

In un momento così difficile bisognerebbe mantenere la calma e assicurare alla squadra un supporto di serenità e di fiducia. E invece si pronunciano parole che costringono alle dimissioni Iachini, appena richiamato, paventando addirittura il ritorno di Ballardini, che non poche tensioni aveva causato nello spogliatoio, al di là dei risultati sul campo peraltro modesti.

Perché il Presidente voglia distruggere la squadra che lui ha creato, che tante soddisfazioni ha regalato alla tifoseria, resta un mistero. Si è sempre detto, a ragione, che se non ci fosse stato Zamparini il Palermo sarebbe ancora sempre in bilico tra la serie B e la serie C (oggi Lega Pro). Senza Zamparini i tifosi rosa non avrebbero avuto la gioia di veder giocare campioni come Corini, Toni, Amauri, Barzagli, Pastore, Cavani, Dybala e tanti altri.

Ma queste considerazioni acuiscono il disappunto per una situazione che con maggiore acutezza e migliore gestione poteva essere evitata.

Man mano che sul web vengono riferiti i fatti, ci accorgiamo che le circostanze sono ancora più difficili da superare. Intanto il Presidente, apparso nervosissimo all’uscita dallo stadio dopo il colloquio con Iachini, si è lasciato andare anche ad insulti verso il suo allenatore. Non ci era mai capitato di sentire un Presidente dare del deficiente all’allenatore della sua squadra. Ma ancora più preoccupante è il contenuto di un video postato su Mediagol, nel quale un tifoso, dopo aver detto a Zamparini che Palermo è stanca di lui, si è sentito rispondere “Anch’io sono stanco di Palermo, molto stanco.”

Ma il caos ormai regna sovrano. Al punto che sembra che le dimissioni di Iachini siano state respinte dopo che Ballardini non ha accettato di tornare ad allenare la squadra rosa.

In tutto questo turbinio di opinioni, insulti, decisioni e ripensamenti, sembra ormai segnato il destino della squadra.

Sarà interessante capire come sono realmente andate le cose, anche se la maggior parte dei tifosi un’opinione se l’è fatta già da tempo.



08/03/2016                                                                                Pietro D’Alessandro

lunedì 7 marzo 2016

SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO!

Inter - Palermo  3 – 1
Marcatori: P.T. Ljajic (I), Icardi (I), Vazquez (P); S.T. Perisic (I).

Giuseppe Pezzella
La sconfitta di oggi a S. Siro ha fatto precipitare il Palermo in piena zona a rischio retrocessione. Perdere contro l’Inter era ampiamente previsto, ma le vittorie di Frosinone e Genoa hanno terribilmente complicato le cose in casa rosanero. Classifica alla mano il Palermo si trova ad un punto dal terz’ultimo posto, occupato dal Frosinone, e a tre punti dalla coppia di squadre che lo precede, Atalanta e Udinese. Considerato il prossimo impegno che attende gli isolani, partita in casa contro il Napoli, non c’è da stare per niente tranquilli.

Eppure, facendo il paragone con l’ultima trasferta a Roma, questa partita, sebbene conclusasi con una sconfitta senza attenuanti, ha lasciato intravedere dei piccoli miglioramenti che lasciano nutrire ancora qualche residua speranza di riuscire ad agguantare la salvezza.

Intanto, oltre ad un inizio match confortante, il Palermo ha gareggiato per tutta la durata dell’incontro quasi alla pari con i più quotati avversari, reduci, peraltro, dalla bellissima prestazione infrasettimanale contro la Juventus. Nessun timore reverenziale ha frenato i rosa, che sotto di due gol già al 23° del primo tempo, non si sono disuniti, ma sono riusciti a dimezzare lo svantaggio con un bel gol del mudo Vazquez poco prima della chiusura del primo tempo, lasciando addirittura sperare in una miracolosa rimonta.

Ad inizio del secondo tempo, invece, complici le solite incertezze difensive, il terzo gol degli avversari ha soffocato qualunque velleità di annullamento dello svantaggio.

Eppure finalmente si sono visti dei pericolosi inserimenti sulle fasce da parte di Rispoli a destra, schierato al posto di Morganella, e di Pezzella, confermatosi ottima alternativa all’infortunato Lazaar, a sinistra. Inoltre Vazquez, come avvalorato dal bel gol realizzato, sembrava in partita, ma ancora una volta oggetto di molti falli da parte degli avversari e per nulla tutelato dall’arbitro, che ha sorvolato su parecchie scorrettezze commesse dai giocatori nerazzurri.

Per la cronaca il Palermo era sceso in campo con il recuperato Sorrentino in porta e, per il resto, con la stessa formazione di domenica scorsa contro il Bologna, a parte la presenza di Rispoli a destra al posto di Morganella, con l’usuale modulo 3-5-2: Vitiello, Gonzalez, AndelKovic; Rispoli, Hiljemark, Maresca, Chochev, Pezzella; Vazquez, Gilardino.

Gli innesti di Quaison, Djurdjevic e Balogh, al posto rispettivamente di Chochev, Gilardino e Rispoli, non hanno mutato il corso della partita.

Sicuramente sono da rivedere i meccanismi difensivi, perché appare  assurdo aver subito in contropiede a S. Siro contro l’Inter il gol che ha soffocato le residue speranze del Palermo.

Abbiamo l’impressione che la travagliata stagione del Palermo debba avere ancora degli sviluppi.

Per il bene che nutriamo per questa squadra, vogliamo essere ancora ottimisti.



06/03/2016                                                        Pietro D’Alessandro


domenica 28 febbraio 2016



Palermo- Bologna  0 – 0

UN PUNTICINO DI SPERANZA!
Alla fine del turno pomeridiano dell’odierna giornata di campionato, si ha netta la sensazione che la salvezza del Palermo dipenda esclusivamente dalle altre squadre. Quasi la squadra rosanero non possa essere artefice del proprio destino.
 
Franco Vazquez
La partita, che si è svolta oggi al Renzo Barbera, ha visto protagoniste due squadre con stati d’animo completamente  diversi: l’una,
la squadra felsinea, autrice di una rinascita da quando in panchina è subentrato Roberto Donadoni, dopo un avvio di campionato disastroso con alla guida Delio Rossi, con il morale alle stelle anche a seguito del pareggio contro la Juventus della settimana scorsa; l’altra, il Palermo, reduce da una travagliata odissea che tutti conosciamo, con un via vai di allenatori  in panchina, che hanno ancor di più frastornato giocatori e ambiente, fino al ritorno alle origini con Mister Beppe Iachini a cercare di salvare il salvabile: la permanenza in serie A.
 E oggi in campo queste differenze si sono notate in maniera palese. Il Bologna ha giocato in scioltezza, dimostrando di accontentarsi di non perdere e rendendosi pericoloso sempre a seguito di svarioni dei rosa a centrocampo, il Palermo, timoroso di incappare nella terza sconfitta consecutiva in casa, ha cercato di imporre il proprio gioco, ma, con i limiti che lo frenano, ha dovuto accontentarsi della spartizione della posta per non compromettere ulteriormente la propria posizione in classifica. Le sconfitte subite dal Verona a Udine, del Genoa a Verona contro il Chievo e, principalmente, del Frosinone a Genova contro la Sampdoria, e anche il pareggio del Carpi in casa contro l’Atalanta, avvalorano la tesi che il destino della squadra isolana sia nelle mani delle altre squadre.  
Per la cronaca, i rosa sono scesi in campo con qualche novità rispetto all’ultima disastrosa prestazione contro la Roma: in porta l’esordiente Posavec, in sostituzione di Alastra; in difesa Vitiello, al posto di Struna, con Gonzalez e AndelKovic; a centrocampo Morganella, Hiljemark, Maresca, in sostituzione di Brugman, Chochev, anziché Jajalo, e Pezzella; in attacco Vazquez e Gilardino, nel classico 3-5-2 o, meglio, 3-5-1-1 tanto caro a Iachini.
Gli avvicendamenti operati dal tecnico hanno sicuramente apportato dei benefici: mentre sul lato destro Vitiello è apparso più attento dell’ultimo Struna, la presenza di Maresca ha portato un po’ d’ordine a centrocampo, anche se la manovra è apparsa sempre poco fluida e esageratamente lenta. Il portiere esordiente è sembrato attento e determinante in un paio di interventi, Hiljemark si è fatto apprezzare per il suo moto continuo, Pezzella, anche se è stato protagonista di qualche errore, continua a dimostrare personalità.
Ma, oltre agli ormai noti problemi legati a Chochev, alla ricerca di una posizione che dia benefici alla squadra, e a Morganella, ammirevole per la grinta e lo spirito di sacrificio, ma, dispiace sottolinearlo, carente per limiti tecnici, preoccupa e molto lo stato di forma di Vazquez, apparso sfiduciato e sconfortato anche per effetto del trattamento riservato dagli arbitri, che permettono troppi falli contro di lui. E se Vazquez non ritorna protagonista, sarà ancora più difficile raggiungere la salvezza.
Da sottolineare gli applausi del popolo rosa all’indirizzo di Franco Brienza al momento del suo ingresso in campo: e chissà quanti avranno pensato che in questa squadra lui un posto lo troverebbe di sicuro.

                                                                                                              Pietro D’Alessandro

mercoledì 24 febbraio 2016

mezzogiorno e mezzo di fuoco

Domenica alle 12 e 30 il Palermo è chiamato ad una prova di vitale importanza per il suo futuro. La partita con il Bologna deve, infatti, chiarire se la crisi di risultati e di gioco evidenziata nelle ultime prestazioni può in qualche modo essere tamponata, se non interrotta, dai frutti che il lavoro di Beppe Iachini può dare a quasi due settimane dal suo reintegro. Ormai tutti sperano nel miracolo che il mister, con la sua grinta ed il suo carisma, riesca a ottenere dalla squadra quei risultati che, a prescindere dal valore dei singoli giocatori, possano consentire di rimanere in serie A. Perché ormai la convinzione diffusa tra i tifosi e anche tra gli addetti ai lavori è che questa squadra non sia da serie A.

Senza cercare in questa sede i responsabili di tale situazione, ci sembra però giusto capire perché il Palermo, protagonista l’anno scorso di un campionato che tante soddisfazioni ha dato ai suoi tifosi, sia oggi sull’orlo di una retrocessione che fa paura a tutti.

Sicuramente ad inizio dell’attuale torneo, il Palermo era più debole dell’anno scorso. Innanzitutto la cessione di Dybala aveva privato la squadra del suo elemento di maggior talento. La rinuncia a Dybala aveva anche tolto all’altro argentino dotato di classe adamantina, Vazquez, l’unico compagno con il quale imbastire azioni efficaci, eleganti e in grado di stordire gli avversari. Sacrificato Dybala per le sacrosante ragioni di bilancio, nessuno avrebbe immaginato che i rosa si privassero anche dell’altro attaccante, Belotti, in verità spesso sacrificato al ruolo di comprimario, ma capace con il suo ingresso in campo di risolvere tante partite e pur sempre punta titolare della nazionale azzurra under 21. La cessione di Belotti ha colto di sorpresa, perché sicuramente aspettando un altro anno, se avesse mantenute le promesse fin ad allora manifestate, il giocatore avrebbe potuto fruttare con il suo trasferimento una somma più consistente. A maggior ragione rinunciare a Belotti per acquistare Gilardino, con un ingaggio di gran lunga superiore, è apparso rinnegare la filosofia più volte sbandierata di essere alla ricerca a costi bassi di nuovi talenti da valorizzare.

Tra l’altro la società aveva già dovuto rinunciare a Munoz e a  Barreto, sicuramente non per scelta, ma una politica contrattuale più assennata avrebbe quanto meno permesso di incassare qualcosa dal trasferimento di questi giocatori. Tra i nuovi acquisti, oltre a Gilardino, figuravano Rispoli, Goldaniga, Trajkoski, Hiljemark, Struna, Cassini, Colombi, Djurdjevic, El-Kaoutari e Brugman, per la maggior parte giovani di belle speranze, ma indubbiamente non pronti per giocare in serie A.

Arrivati al mercato di gennaio, per rinforzare la squadra si sono ceduti Rigoni, protagonista l’anno passato di un campionato eccellente, Daprelà, unica alternativa a Lazaar sulla fascia sinistra, Bolzoni, polmone di centrocampo, Colombi, secondo di Sorrentino, e gli acquisti estivi El-Kaoutari e Cassini, nonchè Arteaga, arrivato e ceduto in un breve intervallo di tempo. Gli acquisti, sempre di gennaio, Posacev, Balogh, Cionek e Cristante o non hanno mai giocato o hanno sulle gambe pochi minuti di partita.

Tirando le somme, i motivi della situazione che vive in questo momento il Palermo appaiono evidenti: sono frutto di una scriteriata campagna acquisti estiva aggravata da una dissennata gestione del mercato invernale!

Qualcuno potrà dire che anche le altre squadre si sono privati di alcuni dei loro pezzi migliori (il Genoa di Perotti, il Torino di Quagliarella, il Carpi di Borriello, la Sampdoria di Eder), ma queste squadre non sono state smantellate e hanno saputo ammortizzare i colpi con elementi di pari valore o quasi (il Genoa Cerci, il Torino Immobile, il Carpi Mancosu, la Sampdoria Quagliarella).

E allora non ci resta che sperare nel “mezzogiorno e mezzo di fuoco” di domenica, nel quale, per effetto del lavoro di Beppe Iachini,  i rosanero si ricordino dell’attaccamento alla maglia e suppliscano con l’ardore, la grinta e il sano agonismo ai limiti tecnici che li frenano, con l’auspicio che finalmente la Società faccia tesoro delle esperienze attuali e passate.



  Pietro D’Alessandro

lunedì 22 febbraio 2016

DISFATTA ROSANERO!


Roma – Palermo 5 – 0

Marcatori: P.T. Dzeko; S.T. Keita, Salah, Salah, Dzeko.  

Che il Palermo non avrebbe avuto vita facile a Roma, contro una squadra ancora con velleità di un piazzamento per l’Europa che conta, era prevedibile.

Le polemiche dell’ultima ora in casa dei giallorossi e il ritorno in panchina di mister Iachini avevano illuso qualche tifoso rosa sulla possibilità di venir fuori dall’Olimpico con un risultato positivo tanto prezioso per la classifica.

Ma la realtà è stata cruda e ha spazzato in maniera devastante il cauto quanto irrealistico ottimismo del più speranzoso tifoso: la Roma, padrona assoluta del campo fin dall’inizio della partita, ha avuto ragione con un largo margine di una squadra impaurita e confusa.

I rosa sono crollati sotto la sistematica e asfissiante pressione dei giallorossi senza accennare mai ad una reazione degna di tal nome.

Iachini, tornato alla difesa a tre, ha dovuto schierare una formazione di emergenza a causa degli infortuni dei titolari Sorrentino, Goldaniga e Lazaar. In campo, schierati con il 3-5-1-1, sono scesi, con Alastra in porta, Struna, Gonzalez e Andelkovic in difesa; Morganella, Hiljemark, Brugman, Jajalo e Pezzella a centrocampo, Vazquez dietro l’unica punta Gilardino.

Se era scontata la pressione della squadra di casa, non era però prevedibile l’atteggiamento da vittima predestinata della compagine isolana, sempre in difficoltà sia sul piano fisico sia sul piano dell’inventiva. Eppure nel calcio si sa che l’unica possibilità che una squadra sicuramente più debole ha di attenuare il gap tecnico rispetto ad una squadra senza dubbio più forte è praticare un agonismo acceso, buttarsi su ogni pallone come se fosse il pallone della vita, aggredire l’avversario per non dargli la possibilità di pensare. I rosa non hanno fatto nulla di tutto questo: hanno subìto e mai hanno reagito. Né sono servite le sostituzioni operate dall’allenatore (fuori Brugman, Vazquez e Gilardino, rispettivamente, per Trajkovski , Maresca e  Djurdjevic).

L’unica nota positiva, in questa giornata da dimenticare al più presto, resta la prestazione di Pezzella quantomeno per la personalità dimostrata rispetto alla desolante mediocrità dei compagni.

Mister Iachini dovrà lavorare parecchio sia sulle gambe sia sulla testa dei giocatori, apparsi in debito di ossigeno e scoraggiati.

Per effetto del pareggio del Frosinone, il distacco dal terzultimo posto è sceso a tre punti ed il futuro, se non cambia la qualità delle prestazioni, appare segnato. 

Pietro D’Alessandro

 

domenica 14 febbraio 2016

IL PALERMO ILLUDE, IL TORINO STRAVINCE!


Alastra incoraggiato dai compagni

Palermo – Torino : 1-3 / pt Gilardino (P), Immobile (Rig.) (T) Gonzalez (Aut.) (T) / st Immobile (T)

Viene difficile commentare una partita che ha visto una squadra, quella rosanero, giocare per 18 minuti, passare in vantaggio, attaccare, coprire il campo con autorevolezza e svanire come per incanto dopo il gol del pareggio del Torino. Da quel momento, era appunto il 18° minuto del primo tempo, il Palermo non è più riuscito a essere squadra, ha tentato di reagire, non è mancato l’agonismo ai giocatori rosa, ma ha lasciato al Torino ampi spazi, nei quali sia Peres sia Immobile hanno seminato il panico.

E qui vengono le dolenti note, per cui viene difficile il commento. Si rischia, infatti, di ripetere concetti già esternati. Uno per tutti: Ma come può una squadra di serie A cedere nel mercato di gennaio l’unico giocatore che può sostituirsi al cursore di sinistra titolare senza preoccuparsi di trovare un’alternativa valida? Ci riferiamo naturalmente alla cessione di Daprelà. Essendo oggi Il titolare Lazaar squalificato, si è dovuto rimediare con l’utilizzo fuori ruolo di Rispoli a sinistra per completare il quartetto difensivo. Il Palermo, orfano di Barros Schelotto, aveva optato per il modulo più simile alla disposizione in campo dei giocatori, (4-3-1-2), con  Morganella, Goldaniga, Gonzalez e Rispoli in difesa, Hiljemark, Brugman e Chochev a centrocampo, Vazquez immediatamente dietro le punte Gilardino e Quaison.

L’inizio, con il gol di Gilardino al 2° minuto (passaggio illuminante in profondità sul lato sinistro del campo di Vazquez per Morganella, pronto cross rasoterra di quest’ultimo e tiro al volo di Gilardino che ha gonfiato la rete) aveva illuso il pubblico sulla possibilità di fare un passo verso la salvezza, sorpassare il Torino, staccare il Genoa, sconfitto all’ora di pranzo dal Milan, e ammortizzare la vittoria di ieri del Frosinone sull’Empoli.

 E invece, la giornata storta di Morganella ha fatto ben presto dimenticare il bel cross da cui è scaturito il gol del Palermo. Fatto sta che lo svizzero, prima, con la complicità di Brugman, ha steso Immobile appena entrato in area di rigore dopo essersi fatto prendere di infilata dalla punta granata, e poi per tutta la partita ha sofferto le sortite di Peres e dello stesso Immobile, entrambi in possesso di un altro passo rispetto al difensore rosa. Dall’episodio del rigore in poi si è vista un’altra partita. Si sono rivisti i difetti che questa squadra più volte ha manifestato: difesa statica e disattenta, centrocampo senza idee e con troppi giocatori a correre a vuoto.

Non è facile mantenere il conto delle occasione sciupate dalla squadra granata.

Ma la certezza che la giornata era storta, oltre che per l’infortunio di Goldaniga, che ha costretto il neo allenatore degli isolano Bosi a far entrare Andelkovic, si è avuta netta al 36’ del primo tempo, quando il  risultato era già di 1 a 2, con l’infortunio di capitan Sorrentino, che ha chiesto subito la sostituzione dopo uno sfortunato quanto fortuito scontro con il compagno di squadra AndelKovic.

L’esordio in serie A del diciottenne secondo portiere Fabrizio Alastra è stato comunque positivo. Il giovane portiere è apparso attento e sicuro, salvando con tre interventi di buona fattura il Palermo dalla goleada avversaria.

E ora? Se anche la sfortuna si accanisce, sarà ancora più arduo il cammino per la salvezza.

Pietro D’Alessandro

domenica 7 febbraio 2016

un brodino.... di giuggiole



Vazquez esulta dopo il gol del vantaggio rosa
Sassuolo - Palermo  2 – 2 Vasquez (P), Defrel (S),  Missiroli (S) Djurdjevic (P)

Il Palermo agguanta un prezioso pareggio contro il Sassuolo al termine di una partita , nella quale, dopo essere stato in vantaggio,  è stato costretto a rincorrere la squadra emiliana che aveva ribaltato il punteggio. La squadra isolana è scesa in campo con delle sostanziali modifiche rispetto alle ultime partite: lo schema di gioco è rimasto immutato, sono cambiati i protagonisti. Il 4-3-3 è stato così schierato: Sorrentino in porta, Morganella, Goldaniga, Gonzalez e Lazaar in difesa, Hiljemark, Brugman e Chochev a centrocampo, Trajkovski, Djurdjevic e Vazquez in attacco. Mentre la presenza di Brugman è stata favorita dalla squalifica di Jajalo, quella di Morganella dall’infortunio di Struna, Trajkovski e Djurdjevic sono scesi in campo per scelta tecnica da parte del tandem Tedesco/Schelotto al posto rispettivamente di Quaison e Gilardino.

L’inizio della partita è stato a ritmo lento, con pochissime emozioni, con tutte e due le squadre attente alla fase difensiva e preoccupate di non scoprirsi. Poi improvvisamente un tiro di rara precisione e tempismo di Vazquez, su cross perfetto di Trajkovski dalla destra, ha portato il Palermo in vantaggio. Il Sassuolo ha reagito con scarsa efficacia, ma ha raggiunto ugualmente il pareggio nel recupero del primo tempo con un gol di Defrel con una buona conclusione scaturita da un passaggio di tacco involontario e fortuito di Magnanelli.

Quando al 6° minuto del secondo tempo, il Sassuolo è passato in vantaggio con un gol di testa di Missiroli sugli sviluppi di un calcio di punizione da destra con cross di Pellegrini e torre di Antei, lo spettro dell’ennesima sconfitta dei rosa aleggiava lugubre sullo stadio di Reggio Emilia.  Lo svantaggio bruciava ancor di più per il comportamento della difesa, nell’occasione, assolutamente immobile. E invece, dopo solo due minuti, Vazquez, con un altro tocco di classe, pennellava un cross da destra per la testa di Djurdjevic, che si buttava a capofitto insaccando il gol del pareggio. E’ stata questa una delle poche volte nella stagione in corso che il Palermo è riuscito a pareggiare dopo essere stato in svantaggio.
Achraf Lazaar


Nel complesso un Palermo che ha saputo tenere discretamente il campo, con Brugman attento e ordinato a centrocampo, con i soliti difetti in difesa, con un po’ di dinamismo in più in attacco e con Vazquez determinante. 

Ma il punto di oggi acquista più valore se si considera che il Palermo ha disputato l’ultimo quarto d’ora della partita in dieci uomini per l’espulsione per doppia ammonizione di un ingenuo Lazaar. Da quel momento la squadra si è schierata con il modulo 4-3-2, con Rispoli, entrato in sostituzione di Djurdjevic, inusualmente a sinistra a completare il pacchetto difensivo.

Le sconfitte di Frosinone e Carpi rendono ancora più prezioso il punto conquistato. Il vantaggio sulle terzultime è salito a sette punti, ma la salvezza è ancora da conquistare. La bella prestazione del Verona alle 12 e 30 contro l’Inter al Bentegodi non consente nessuna distrazione.

      Pietro D’Alessandro

mercoledì 3 febbraio 2016

Un passo avanti e due passi indietro


Palermo- Milan  0 – 2 (Bacca, Niang /Rig.).

Il Milan ha vinto facilmente una partita noiosa contro un Palermo, che ha fatto dei passi indietro in tutti i settori rispetto alle ultime due partite. L’effetto del tandem Tedesco-Schelotto stasera è sembrato svanito.

La squadra rosa, scesa in campo con la ormai consueta formazione (Sorrentino in porta,  Struna, Goldaniga, Gonzalez e Lazaar in difesa, Hiljemark, Jajalo e Chochev a centrocampo, Vazquez, Gilardino e Quaison), si è arresa ai rossoneri, che hanno praticato un gioco compassato, sono passati in vantaggio con Bacca al 19’ del primo tempo, dopo un’azione sulla fascia destra di Abate, e hanno raddoppiato al 32’ per un regalo di Goldaniga, che in area di rigore ha addomesticato con un  braccio un pallone rinviato da Gonzalez. Con la realizzazione del rigore da parte di Niang, la partita al 32’ del primo tempo poteva considerarsi finita.

La reazione del Palermo non c’è stata. All’inizio del secondo tempo gli allenatori rosa hanno sostituito Struna con Morganella e  Quaison con Trajkovski, ma questi cambi, come il successivo di Djurdjevic al posto di Gilardino, non hanno sortito alcun effetto.

Vero è che sulla fascia destra Morganella è apparso molto più vivace di Struna, ma era difficile pensare che lo svizzero potesse fare peggio dello Struna di oggi, apparso spaesato e confuso in ogni azione in cui è stato coinvolto.

D’altra parte quasi tutti i giocatori del Palermo sono apparsi sotto tono rispetto alle ultime due prestazioni. Di Struna si è già detto, Goldaniga  è al secondo rigore consecutivo causato, Lazaar ha cercato invano di vivacizzare il gioco sulla fascia sinistra, ma i suoi cross sono stati sempre fuori misura, Hiljemark e Chochev, dei quali per lo meno si è apprezzato l’agonismo, hanno spesso corso a vuoto, Jajalo è stato più rude e meno propositivo del solito, Quaison non è riuscito mai a superare il diretto avversario e ha vanificato tutte le iniziative intraprese.

Con queste prospettive, Gilardino è rimasto isolato al centro dell’area avversaria senza ricevere un pallone che meritasse attenzione. Nel taccuino abbiamo annotato una sola sua conclusione di testa su un cross accettabile, conclusione fuori dello specchio della porta verso la fine del primo tempo.  Vazquez, l’unico che abbia piedi vellutati, ha cercato inutilmente dei fraseggi con i compagni, ma senza successo.

Ancora una volta sia Trajkovski sia Djurdjevic sono apparsi impalpabili e troppo leggeri rispetto ai difensori milanisti.

Discorso a parte è da riservare all’arbitraggio del Signor Mazzoleni, che, anche se nelle decisioni cruciali non sembra aver sbagliato, è stato contestato dal pubblico di casa per la severità di alcuni provvedimenti contro i giocatori rosanero, non riscontrata pari verso gli atleti rossoneri. E’ innegabile in ogni caso che susciti qualche perplessità la designazione di un arbitro di Bergamo come direttore di una gara tra Palermo e Milan.

Ma ci consola, si fa per dire, il fatto che con un altro arbitro non sarebbe cambiato nulla.

 

 Pietro D’Alessandro

sabato 30 gennaio 2016

Buon Palermo, Grande Rammarico: il futuro fa meno paura



Tedesco e Castori

CarpiPalermo 1 - 1 Gilardino (P) - Mancosu  rig (C)

Il Palermo esce indenne dalla pericolosissima trasferta di Carpi e lo fa con un pareggio che, però, lascia l’amaro in bocca.  In vantaggio con un bel gol di Gilardino nel primo tempo, la squadra rosa è stata raggiunta nel secondo tempo con un gol su rigore segnato da Mancosu.
 Diciamo subito che il rigore c’era, ma il rammarico deriva dal fatto che il Palermo, pur essendo stato per lungo tempo padrone del campo, non è riuscito ad assestare il colpo di grazia al Carpi, ma si è limitato a controllare il gioco. 

Solo quando è stata raggiunta, la squadra rosa ha spinto sull’acceleratore fallendo più volte il secondo vantaggio, con ciò dimostrando che con un gioco più aggressivo avrebbe potuto mirare al bottino pieno.
Il Palermo è sceso in campo con la stessa formazione iniziale schierata domenica scorsa contro l’Udinese. Il modulo 4-3-3, con Struna, Goldaniga, Gonzales e Lazaar in difesa, Hiljemark, Jajalo e Chochev a centrocampo, Vasquez, Gilardino e Quaison tridente d’attacco, è durato solo qualche minuto, trasformandosi nel classico 4-3-1-2, con Vazquez a  ridosso delle punte.

Ma la mossa, che fa vedere quanto abbia inciso l’avvento di Schelotto sul gioco dei rosanero, è stato il confermato posizionamento di Jajalo come argine davanti la difesa. Come già era successo contro l’Udinese, Jajalo, sgravato dall’obbligo di impostare il gioco, ha sfruttato al meglio le sue caratteristiche di mediano interditore. Sono stati tantissimi i palloni recuperati dal giocatore croato, che hanno permesso al Palermo di stroncare moltissime azioni offensive della squadra di casa e di dare l’avvio alle ripartenze verso la porta avversaria.
il pareggio di Mancosu

Altra nota positiva notata oggi è la tranquillità dimostrata dai rosa nel gestire le varie fasi della partita. Mai il Palermo  ha subito il gioco del Carpi. Segnato il gol del pareggio, ci si aspettava  il pressing dei padroni di casa e invece da quel momento il Palermo ha avuto due limpide occasioni fallite una da Chochev, che non è riuscito a stringere verso la porta avversaria, l’altra con Trajkovski, troppo timido sull’uscita del portiere, sempre su passaggi illuminanti di Vazquez, salito in cattedra a inventare gioco con le sue genialità.

Al di là del risultato, comunque in ogni caso positivo, conforta il ritrovato controllo del gioco e la padronanza nel campo. Notazione negativa nei confronti di Cristante, che, entrato al 23’ del secondo tempo al posto di Gilardino, è apparso distratto in diverse occasioni. 

Mercoledì sera alle 20 e 45 vedremo, al cospetto dei rossoneri del Milan, se la tempesta è finita e se il Palermo di Schelotto potrà affrontare il futuro con orizzonti più sereni.

Pietro D’Alessandro

 
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